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Meticcio Side Story - Racconto Umoristico

Tutto è scoppiato in un giorno di agosto di quest’estate. No, dico, io me ne stavo tanto tranquillo e beato al mare e dovevo tornare dopo qualche giorno a Roma, quando, alla tele, ho sentito che parlavano delle dichiarazioni che il Presidente del Senato aveva fatto al convegno dei Cielle a Rimini, che io lì per lì avevo capito a Centocelle.
Dice: «E a te che ti frega di che parla quello al convegno di Rimini?». Eh no, mi frega eccome. Non è che io leggo i giornali ma è capitato che ho sentito la notizia al telegiornale. Dice: «E che telegiornale?». E vabbe’, mo’ che c’entra, tanto i telegiornali dicono tutti la stessa cosa. Dice: «E mica tanto, c’è telegiornale e telegiornale…». Sì, lo so, ma era un telegiornale nazionale, e comunque era vero perché la mamma di Gianni ha cominciato a bofonchiare: eh, ma guarda questi, sta destra non sa più che inventarsi, tanto le elezioni le perdono sicuro, e poi sto Pera non se regge più, ma chi ce l’ha mandato questo ecc. ecc. Dice: «E che c’entra la mamma di Gianni?». C’entra, c’entra eccome. Uno, perché lei è una che di politica se ne intende ed è pure stata femminista; due, perché c’avrà almeno cinquant’anni; e tre, perché è la mamma di Gianni che è mio amico e compagno di scuola, e mi ha sempre passato i compiti in classe, che se era uno di destra con la famiglia di destra col cavolo che lo faceva. Dice: «E perché uno di destra non passa i compiti?». Vabbe’, forse è vero, anche uno di destra può passare i compiti, ma magari te li passa sbagliati. Non lo so.

Comunque, fatto sta che questo se n’è uscito con la notizia che in Italia c’era il pericolo di meticciato. Io questa parola non è che l’avevo capita subito ma poi la mamma di Gianni ci ha detto a me e a Gianni di andarla a cercare sul vocabolario. Poi mentre andavamo a prendere il vocabolario mi sono ricordato che avevo sentito quella parola quando a giugno ho accompagnato mio zio a prendersi Jolly, il cane suo, al canile di Manziana, che lì è pieno, e lui ha detto a quello dei cani: sì, però nun me lo da’ meticcio. Io lì per lì non è che avevo capito però ho capito che non era una bella parola, ma poi non gli ho chiesto più niente, a mio zio. Però che Pera – ma che cacchio di nome pure questo – si metteva a parlare del pericolo dei cani alla televisione mi sembrava troppo strano. Allora abbiamo visto la parola e praticamente il vocabolario diceva che quando qualcuno di una razza si mischia a qualcun altro di un’altra razza allora si diventa meticci. E pure la mamma di Gianni ce l’ha spiegato così ma facendo tutto un giro di parole strane, e poi mi ha pure accarezzato la testa dicendomi: ma non ti preoccupare Tetsuo che Pera parla dei musulmani, non degli altri. Ma a me sta storia mica mi quadrava. E poi c’ha detto anche chi erano questi Cielle, ed è venuto fuori che erano quelli di una specie di setta cattolica, e lei che diceva ancora: quindi un po’ è normale che i cattolici ce l’hanno un po’ con i musulmani, avete capito ragazzi? E noi, sì, certo. Ma a me mi continuava a puzzare un po’, anche perché il vocabolario diceva un’altra cosa. E poi che voleva dire, che mio zio non voleva un cane mezzo musulmano?! Allora quando sono tornato a Roma lo stavo per chiedere a mia madre, ma era appena successo un casino con mia sorella che non si voleva più laureare perché diceva che tanto la laurea non serve a niente e le mancavano tre esami, e mia madre era troppo nervosa per parlarci e quando mia madre è nervosa parla mezzo giapponese e mezzo italiano, e in genere usa tutti termini che in giapponese non capisco e in italiano pure, e poi comunque se gliel’avessi chiesto m’avrebbe risposto: adesso fai iru banio che r’acqua è caruda. Ma a me di fare il bagno tutte le sere non mi va più, anche perché i miei amici non lo fanno, e poi secondo me i giapponesi hanno la pelle gialla perché si lavano troppo, o forse perché usano un sapone sbagliato. Non lo so. Fatto sta che io la pelle gialla non la voglio avere, e mia madre ogni volta che glielo dico s’incazza. Comunque, visto che con mia madre non c’era verso di parlarci senza capirci nulla sono andato da mio padre, che è comunista, cattolico e ha sposato una giapponese. Ora, io dico, ma se sei comunista come fai a essere cattolico? E se sei cattolico che te la sposi a fare una giapponese? Queste sono tutte cose che gli chiede sempre mia sorella e anche io comincio a chiedermelo, ma non li perculo come fa lei, anche perché io ancora non faccio l’università e se li perculo rischio la playstation con tutti i giochi. Però, mio padre, che è uno furbo, le risponde ogni volta che lui è comunista e cattolico perché Cristo è stato il primo comunista della storia, e che ha sposato una giapponese perché ne era innamorato e che comunque in Giappone non esiste una vera religione. Però continuo a pensare che mio padre non ha le idee molto chiare, anche perché se Cristo è stato il primo comunista della storia perché la Chiesa è così ricca? Dice: «Ma guarda che in tutti i regimi comunisti i governanti sono ricchi». Ah, sì, allora può essere. Ecco perché anche noi siamo un po’ ricchi e mio padre è anche comunista. Dice: «E’ facile essere comunisti quando si è ricchi». Sì, ma anche i poveri sono comunisti, dico io. Dice: «Allora sia i ricchi che i poveri sono comunisti?». E che ne so io. Forse. Non lo so. Comunque, sono andato da lui che fumava la pipa e leggeva l’Unità e gli ho chiesto che voleva dire meticciato. Lui mi ha guardato un po’ sorpreso, poi ha cambiato espressione, poi a un certo punto non sapeva più dove guardare, poi si è messo a ridere e mi ha detto: ma dove l’hai sentita questa parola Tetsuo? Ora, io dico, vabbe’ che ho 14 anni e gioco alla playstation e non ho ancora la ragazza, ma mica vuol dire per forza che sono deficiente. Così gli ho risposto che l’avevo sentita pochi giorni prima al telegiornale e che la mamma di Gianni mi aveva spiegato che uno era meticcio se era mezzo musulmano, anche se non era vero che me l’aveva spiegata proprio così. Allora lui si è messo di nuovo a ridere in modo meccanico, come fa lui quando non sa come rispondere. Poi, dopo una pausa con qualche finto colpo di tosse, mi ha detto che meticciato vuol dire che culture diverse si mischiano insieme. E allora io gli ho risposto che anche noi eravamo meticciati. E lui mi ha detto che in un certo senso lo eravamo e che però Pera si riferiva alla cultura musulmana. Aridaje, e allora perché non ha parlato dei musulmani, dico io. E lui: ma forse perché si è confuso e non sapeva bene cosa dire. Ma io dico, ma ti pare che uno è Presidente del Senato e si confonde e non sa bene cosa dire?! Però ho lasciato stare anche perché vedevo che si stava stranendo e siccome dovevamo ancora cenare non volevo rischiare polemiche inutili, a tavola soprattutto, che mia sorella l’ultima volta ha vomitato sulla tovaglia che quella è nervosa come la madre. Allora, appena ho finito di sistemare tutta la roba della borsa nei cassetti e nell’armadio mi sono collegato in rete, che era quasi un mese che non scaricavo la posta, e mi sono messo a cercare ‘meticcio’ e ‘meticciato’, e ho scoperto che in rete c’erano già una marea di articoli e di blog sull’argomento. E tutti che criticavano Pera, chi gli diceva che era nazista, chi razzista, insomma un sacco di roba. Così ho letto tutte quelle cose e ho continuato anche dopo cena. Poi mi sono messo a giocare a calcio su internet, ma mi battevano tutti perché non smettevo di pensarci.

Tre giorni dopo è iniziata la scuola. Alla seconda ora, mentre la professoressa Mayer spiegava e Gianni giocava con il gameboy sotto il banco io mi guardavo intorno. Praticamente in classe eravamo quindici meticci e sette normali, perché io vado alla scuola americana. Ora, io dico, mia madre è giapponese, mio padre è italiano e mi mandano alla scuola americana?! Eh sì, che così impari l’inglese e sei avvantaggiato rispetto agli altri. Ma come avvantaggiato, voi non eravate comunisti?! Tuo padre è comunista Tetsuo, dice mia madre. Ah ok, dico io. Dice: «E’ facile essere ricchi, comunisti e andare alla scuola americana». Non so, dico io. Fatto sta, che mentre la professoressa spiegava in inglese, e non in americano, tutta la storia di Darwin, che secondo me era fascista perché diceva che era avvantaggiato e sopravviveva il più forte (dice: «Allora anche tua madre è fascista». No, mia madre è giapponese che è diverso, dico io. Dice: «Perché i giapponesi sono fascisti?». No, forse i samurai lo erano, dico io. Dice: «E che c’entrano i samurai?». I samurai combattevano per la patria, avevano un codice d’onore e ammazzavano tutti i nemici senza pietà, dico io. Dice: «E che c’entra?». Non lo so, mi hanno sempre dato questa impressione. No, forse non è così. Boh) io non ce l’ho fatta più e gliel’ho dovuto chiedere. Ma siccome in inglese non mi veniva la parola, lei ha insistito che gliela dovevo dire in inglese e allora ho lasciato perdere, e tutta la classe si è messa a ridere. E io ho pensato: ma guarda che scemi questi che sono tutti meticci e ridono, meno Gianni che però a lui che gliene frega che è normale. Così, l’ora dopo, è arrivato il professore di storia, Fantoni, che è italiano e l’inglese lo parla pure male, ma forse l’americano lo parla bene, e appena è entrato io ho alzato la mano. E lui: dimmi Cecchetti. E io: scusi professore, mi può spiegare cosa vuol dire meticciato? E lui: certamente, bravo Cecchetti, mi sembra un argomento molto interessante. E ha cominciato a spiegare tutto in inglese, o in americano, roba che avranno capito solo Connie e Mark che sono americani, e allora io pure mi sono messo a giocare a gameboy. Poi però dopo ho pensato, ma forse Connie e Mark non sono proprio americani, perché lei è nera e musulmana e lui è mezzo indiano e mezzo irlandese, quindi devono essere meticci e non americani. Allora durante la ricreazione gliel’ho chiesto se erano meticci o americani ma loro non capivano la parola e io in inglese non me la ricordavo, ma mi sa che se anche gliel’avessi detta in inglese, o in americano, non avrebbero capito lo stesso. Dice: «Ma perché tu non sei italiano?». Sì, ma io sono anche giapponese e anche meticcio. Dice: «E quindi?». Boh, non lo so. Poi però mi è venuto anche da chiedermi se Yun che era cinese ed era nato in Italia, era meticcio anche lui o era solo cinese? Allora gliel’ho chiesto e lui mi ha risposto che era italiano. Dice: «Ma uno che è cinese e che studia alla scuola americana, come fa a essere italiano?». La testa mi scoppiava. Poi ho cercato di rilassarmi e mi sono ricordato che quando facevo le elementari di cinesi veri non ce n’erano e a me mi chiamavano il ‘cinese’, come Cofferati, che poi mio padre mi ha detto che è diventato fascista. Dice: «Ma uno come fa a essere comunista e poi a diventare fascista?». Beh, tanti l’hanno fatto, anche Mussolini era socialista, dico io. Dice: «Ma che c’entra?». Boh, a me hanno detto così. Dice: «Ma sei sicuro che Cofferati è diventato fascista?!». No, dico io, però papà dice che leva le case agli extra-comunitari. Dice: «Forse perché ha paura dei meticci». Mi era venuta la nausea.

Sono tornato a casa e c’erano gli operai rumeni che stavano rifacendo l’impianto elettrico. Dice: «E’ facile essere comunisti e prendere a lavorare gli operai rumeni». Sì, ma i rumeni guadagnano molto di più qua che in Romania, dico io. Dice: «Sì, ma loro vivono qua». Boh, non lo so. Comunque, c’erano gli operai e mia madre era isterica perché era tutto sporco, mia sorella aveva litigato con mia madre ed era sparita, mio padre, invece, era in salotto che fumava la pipa e leggeva l’Unità. Allora l’ho salutato e mi sono seduto davanti a lui senza dire niente, e lui: Tetsuo, tutto bene? E io: sì, perché? E lui: non so, ti vedo strano. Sei preoccupato? E io: preoccupato no, ma non ho ancora chiara questa storia dei meticci, ma soprattutto perché il governo ha paura del meticciato. E poi io sono italiano e giapponese e anche meticcio secondo te? Allora mio padre si è messo a ridere che sembrava il fratello del robot dell’astronave di 2001 Odissea nello Spazio, e ha fatto i soliti colpi di tosse. Poi ha iniziato tutto un discorso sul terrorismo internazionale, sul Corano, sulle strategie politiche dei paesi occidentali, sull’Undici Settembre, sugli Stati Uniti, sull’attuale governo ecc. Ora, io dico, vabbe’ che ho già 14 anni e posso vedere i film vietati, che so già guidare il motorino e che parlo l’inglese ma non è che posso capire tutti i discorsi di politica, di terrorismo internazionale e assimilare così, su due piedi, una conferenza sulle teorie cospirazionistiche globali. Insomma, fatto sta che quello ha parlato per un’ora e mezza e a me stava venendo sonno, poi quando mi stavo quasi per riprendere se n’è uscito a comprare il tabacco. E non s’è più visto. Allora sono andato in cucina a prendermi un bicchiere di coca cola perché ero più di là che di qua (dice: «E’ facile essere ricchi, andare alla scuola americana, bere coca cola ed essere pure comunisti». Eccheppalle!) e mia madre stava parlando con gli operai rumeni, e questi che dicevano che in Italia si sta bene, che speriamo che non vince la sinistra, che Berlusconi ha fatto un sacco di cose, che il Comunismo è una brutta cosa, cose così. E uno di loro ha cominciato a dire che sua figlia si stava per sposare con un italiano e che lui non era tanto d’accordo ecc. Praticamente in casa c’erano dei rumeni di destra contro il meticciato. Dice: «Ma come fanno i rumeni a essere di destra?» Eh, ma per forza, con tutto quello che hanno sofferto durante il Comunismo. Dice: «Ah». Eh, dico io. Dice: «Ma insomma, perché Cofferati che era di sinistra ora è di destra, che i rumeni erano comunisti e ora stanno con Berlusconi, che tuo padre è comunista, è un po’ ricco ed è anche cattolico, che Pera è contro il meticciato, è laico ma le spara dai Cielle, che tua madre è giapponese ma vi manda alla scuola americana, che Connie è nera e musulmana ed è americana, che Yun è cinese ma è italiano e che tuo zio è contro i musulmani?». Ma mio zio mica è contro i musulmani, dico io. Dice: «Ah, ok».

Alla fine c’ho rinunciato a chiederglielo, sia a casa che a scuola, ma ho continuato a fare delle ricerche in rete e ogni tanto leggevo pure il giornale di mio padre che lui diceva sempre, attento a non stropicciarlo però, ma non è che c’era scritto un granché sopra. Poi tutta la storia è praticamente scemata e anche io me la sono quasi dimenticata. Però ogni tanto mia madre mi dice di ricordarmi che a ventidue anni dovrò scegliere la cittadinanza, e siccome oramai a me m’è venuto sto complesso del meticcio, mica lo so tanto che devo fare. Se scelgo quella italiana sono meticcio, se scelgo quella giapponese sono meticcio uguale. Però, certo, se qui continuerò ad essere un pericolo per la razza ariana o per la cultura italiana – della serie che mi può venire in mente di mangiare la porchetta insieme al sushi – mi sa tanto che me ne vado in Giappone, che là è vero che dicono che sono revisionisti – che non è che vuol dire che fanno sempre la revisione alla macchina, ma che fanno dei ritocchini nei libri di storia sulle cose che hanno combinato in giro – ma almeno non rompono più di tanto a quelli meticci. Dice: «Ma guarda che in Giappone non sono solo revisionisti ma stanno diventando sempre più nazionalisti». E che vuol dire che sono fascisti? Dice: «Beh, non proprio, ma quasi…». Aho’, vorrà dire che anch’io diventerò fascista, tanto mi sembra che qua fanno un po’ tutti come gli pare, e non si capisce più niente. Anzi, voglio diventare anti-anti-meticcio. Dice: «Quindi comunista?». No, anti-Pera. Dice: «Ma guarda che più o meno stiamo là». Ah. E che ti devo dire, allora rimarrò qua e diventerò comunista come mio padre, che è pure cattolico. Anzi, voglio diventare comunista e buddista, tie’. E poi se divento ricco mi faccio la barca e la chiamo ‘meticcia’ e mi ci faccio il giro del mondo. Dice: «Come d’Alema?». Perché d’Alema ha la barca che si chiama ‘meticcia’? Dice: «No, ma ha la barca». Embe’? Dice: «Embe’, pure avere la barca non è che sia così di sinistra…». Dici che anche lui è fascista? Dice: «No, penso proprio di no». Ma senti, almeno tu l’hai capita sta differenza tra la destra e la sinistra? Dice: «No». E tra gli italiani e i meticci? Dice: «Neanche, anche perché mia madre è di Agrigento e mio padre di Bolzano». E che c’entra? Dice: «C’entra che anch’io sono meticcio». Ma scusa, ma tu non eri italiano? Dice: «Sì». E allora? Dice: «Boh. Non lo so». Ah, andiamo bene, qua mi sa che non se ne uscirà mai fuori. Senti, è tardi, vado a dormire. Dice: «Ok, ci si vede». Ciao.

Tetsuo chiuse la chat, spense il computer e se ne andò a dormire.


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